TRAGEDIA AEREA DI MANDROLA

TRAGEDIA AEREA DI MANDROLA

17 Febbraio 2024 Off Di blue

C’è il sole ed è una giornata di festa a Mandrola. L’inaugurazione del nuovo monumento ai piloti deceduti in volo il 14 febbraio 1973 ha portato tante persone nella piccola frazione di Rivergaro, su queste colline dove la strada finisce e dove, tanta gente così ,forse non si è mai vista.

Tutti qui per loro, il tenente Gianni Cademartori e il sotto tenente Piergiorgio Zanovello. La grande famiglia dell’Aeronautica Militare non li ha mai dimenticati. E soprattutto non li ha dimenticati Nemo Salvatore Russo, ex Sottufficiale del 155° Gruppo, artista e artefice dell’opera realizzata a Mandrola.

L’OMAGGIO DI DUE TORNADO “Nel giorno consacrato all’amore omaggiamo due eroi innamorati della propria missione compiuta nei cieli a difesa dell’Italia che hanno servito con indomita passione, fino all’ultimo istante della loro vita …” così il colonnello Luca Giuseppe Vitaliti comandante di Circoscrizione aeronautica e comandante del Sesto Stormo di Ghedi che ha presieduto la cerimonia di inaugurazione del rinnovato monumento a Cademartori e Zanovello.

Un omaggio accompagnato dal sorvolo di due velivoli Tornado “Nell’ambito di una missione d’addestramento-ha precisato il col. Vitaliti- c’è stato il sorvolo i due veicoli Tornado del Sesto Stormo che normalmente passano in queste zone per l’addestramento a bassa quota. Oggi la circostanza ha permesso di avere la loro presenza in un momento così importante, anche per segnalare quanto vivo in noi sia ricordo, quanto sia sentita la riconoscenza e come noi, anche in cielo, nell’assolvimento della nostra missione, siamo vicini al territorio e ai cittadini.”

ZANOVELLO E CADEMARTIRI VIVRANNO PER SEMPRE Vivranno per sempre i due piloti vittime dell’incidente a Mandrola. Il vecchio cippo, già accudito con affetto dagli abitanti della frazione, è stato spostato e sostituito da un monumento che meglio rappresenta il valore di questo ricordo. Lo ha realizzato, a sue spese e con tanto ingegno, Nemo Salvatore Russo. Artista eclettico e legato a filo doppio con l’Aeronautica. I suoi valori, il desiderio di esprimerli attraverso la sua arte, lo hanno guidato nella scelta dei materiali e delle forme e lo hanno evidentemente sostenuto in questo lungo lavoro iniziato a luglio scorso e concluso poche settimane fa, in tempo utile per il 51° anniversario della tragedia. All’inaugurazione hanno partecipato, tra i tanti, anche il comandante Gianluigi Zanovello, fratello di una delle due vittime, e anch’egli ufficiale dell’Aeronautica, e il generale di Brigata Aerea in pensione Gian Paolo Rao, ex comandante del 155°Gruppo.

Zanovello, non senza emozione, ha ricordato i giorni dell’incidente, quando lui aveva 16 anni, e l’importante rapporto che aveva con il fratello Piergiorgio. La sciagura che se lo è portato via non ha influito sulle sue scelte professionali, che lo hanno portato comunque in Aeronautica. “Ripenso al dolore che questa mia scelta può aver dato ai miei genitori dopo una perdita così pesante, oggi lo capisco ancora più profondamente. Ma proprio pensando a mio fratello, non ho potuto fare a meno di seguire la mia (e anche sua) passione per il volo”.

Commosso e partecipato anche il ricordo del generale Rao. Non è voluto mancare a Mandrola per questa celebrazione. Da Roma, accompagnato dal figlio, ha raggiunto Piacenza e ha parlato con affetto degli anni in cui a San Damiano ha condiviso tanta parte di vita con questi ragazzi “ A San Damiano abbiamo vissuto sempre insieme, con impegni operativi pressanti, per cui non eravamo noi che tornavamo dalle famiglie ma il contrario; ricordo che si viveva come in una specie di comunità, dove il lavoro di ciascuno, e spesso anche la vita, dipendevano dall’efficacia con cui si operava insieme, come una squadra.”

O, ancora meglio, come una famiglia. Questa l’impressione che ha lasciato la cerimonia di inaugurazione del nuovo monumento, con tanti ex avieri giunti da città anche lontane. Una giornata scandita da un programma semplice, scevro da inutili orpelli celebrativi, ma caratterizzata dall’orgoglio, dall’onore di servire il proprio Paese e da un senso di appartenenza che , davvero, non si spegne mai e, anzi, si fortifica con il tempo, alimentato da ricordi ed emozioni.

MANDROLA E IL RICORDO DEL PRIMO CHE CHIAMO’ I SOCCORSI Era una giornata di neve e nebbia, quel 14 febbraio del 1973. La ricorda bene Cesare Bessi, uno degli abitanti di Mandrola testimone dell’incidente, all’epoca 17enne. “Ricordo benissimo il boato, la casa tremava, in un primo tempo si pensò che si trattasse di un solo aereo precipitato. Nessuno aveva un mezzo per avvisare i Carabinieri. Lo feci io, con il mio motorino… i militari sapevano già dell’incidente e del fatto che si trattava di due velivoli. Ma non sapevano esattamente dove era avvenuto, fui io ad indirizzare i soccorsi verso Mandrola”

La voce si incrina; dopo oltre mezzo secolo il sig. Cesare, oggi proprietario dell’agriturismo di Mandrola, non ha dimenticato quello che vide in quel campo; quello che restò, dopo l’impatto, degli aerei e dei due piloti.

Una tragedia che ha segnato un po’ tutta la comunità di Mandrola. Anche chi vive lì da pochi anni ha sentito tante volte raccontare la storia di quella tragica giornata. E nel cuore la portano anche  Marco e Francesca Bessi proprietari del campo dove è stata collocata la nuova opera, così come Sergio Gioia che per 50 anni ha ospitato in un suo terreno il vecchio cippo.

NEMO, ARTISTA APPASSIONATO E poi c’é Nemo, al centro di tutto, ma rigorosamente defilato. Non ama le vetrine, gli annunci, le foto e le interviste (non sempre). Dopo aver lavorato per mesi a questo monumento, si é goduto questa straordinaria giornata, occasione di rimpatriata per tanti amici e compagni di vita in Aeronautica, dove in realtà Nemo é rimasto pochi anni. Abbastanza però, per lasciare un segno e per donare un pò del suo cuore a questo corpo militare che forse più di altri, complice l’idea così suggestiva del volo, ha forgiato uomini (oggi anche donne) divenuti eroi e simboli di onore.

C’è il sole ed è una giornata di festa a Mandrola. Le lacrime e il dolore di quel tragico 14 febbraio hanno lasciato il posto al valore dell’impegno nel servire il proprio Paese, all’importanza di credere in qualcosa fino al sacrificio della vita. Si, un’esistenza spezzata troppo presto per i piloti Zandonello e Cademartori, ma anche la possibilità di vivere per sempre come esempio positivo e riferimento imperituro per le generazioni a venire.

Sulle colline di Mandrola, frazione con poche case e tante storie, ce ne é una, di storia, che resterà più viva delle altre. Ai gruppi di ciclisti in corsa verso il monte Dinavolo, ai podisti della domenica, ai camminatori solitari che passeranno di lì, sarà l’opera di Nemo a raccontarla. Basterà quella, e la magia della natura che ancora custodisce quel che resta di quella giornata, per scolpire parole che non servirà mai scrivere.

Il testo è stato ricavato dall’articolo apparso su “Piacenza Diario” (Cliccare qui per leggere l’intero articolo)